November 15, 2022

«Non avevamo mai lavorato insieme. E quando ci siamo trovati per il primo ciak dovevamo baciarci tutto il tempo» ha raccontato l’attrice. protagonista, con Valerio Mastandrea di «Diabolik, Ginko all’attacco!». L’intervista completa sul magazine «F»

Capelli corti, occhi verdi, accento dell’est. É una nuova Monica Bellucci quella che vedremo dal 16 dicembre al cinema in «Diabolik, Ginko all’attacco!», secondo film dei fratelli Manetti sul supereroe. L’attrice umbra, che si racconta in esclusiva a F (settimanale di Cairo Editore) in un’intervista alla vicedirettrice Sara Faillaci, interpreta Altea, la seduttiva e misteriosa Duchessa che farà innamorare Ginko/Valerio Mastandrea, nonostante l’ispettore sembri ossessionato solo dal catturare l’affascinante criminale (interpretato da Giacomo Gianniotti che ha preso il posto di Luca Marinelli, mentre il ruolo di Eva Kant resta a Miriam Leone ). E sul set qualcosa tra loro è successo davvero.

Conosceva già Valerio?
Non avevamo mai lavorato insieme. E quando ci siamo trovati per il primo ciak, dovevamo baciarci tutto il tempo.

Come bacia Mastandrea?
Ci siamo trovati benissimo. Sul set è una questione di energia: se passa tra due attori l’intimità viene naturale, se non scorre, da professionisti quali siamo, ci si applica. Tra me e Valerio non c’è stato bisogno di sforzi. E questa energia si percepisce forte nel film in entrambe le coppie che però la indirizzano ai due opposti: Ginko e Altea verso il bene, Diabolik e Eva verso il male.

Era amante del fumetto Diabolik da ragazza?
I fumetti mi riportano all’infanzia. Mia mamma si arrabbiava moltissimo perché tornavo da scuola e mi piaceva mangiare leggendoli. Mi affascinava il racconto attraverso i disegni. E poi di Diabolik adoravo la storia d’amore tra due pronti a tutto, l’amore legato al pericolo, il mondo del crimine. C’era da far andare la fantasia.

Il suo rapporto con le donne è sempre stato buono o ha sentito invidia per la sua bellezza?
Se l’ho sentita, mai in modo forte. Ho sempre avuto molto rispetto per le donne, curiosità e anche ammirazione. Penso che questo lo percepiscano.

L’amicizia conto molto per lei?
Tantissimo. Ho amicizie di lunga data, in Italia ma anche qui in Francia. Tante donne, ma ho anche amici uomini.

Come sono gli amici uomini rispetto alle donne?
L’uomo nell’amicizia forse è più disinteressato, dà senza volere niente in cambio. Posso chiamarli in qualunque momento, so che posso contare su di loro.

Sicura che non sperino in qualcosa di più?
Ma no, mi conoscono da una vita. In generale nel rapporto con gli uomini mi rendo conto di essere stata fortunata: anche quando mi sono trovata in situazioni imbarazzanti – poche – non sono mai state pericolose davvero, le ho sempre potute gestire facilmente.

Come le gestiva?
Uscendo dalla situazione o facendo uscire (sorride).

C’è qualcuno oggi nella sua vita, che considera più di un’amico?
Se c’è lo tengo per me. Alla mia età, anche se sono un personaggio pubblico, posso permettermi di essere riservata sul mio privato. Ma l’amore non può mancare nella vita di una donna, mai.

Le ha due figlie femmine. Come le educa alla parità?
É venuto tutto naturale. Oggi le cose sono molto migliorate, ci sono più donne indipendenti. Le mie figlie hanno tantissimi amici maschi, ci sono meno divisioni tra i sessi: vestono con questi pantaloni larghi, le felpe grandi, il cappuccio, tutto molto unisex. I giovani adesso sono meno schematici e poi noto che non hanno paura di parlare delle proprie fragilità, lo fanno senza scusarsi.

È una mamma severa?
Cerco di parlare il più possibile, di non perdere mai il contatto. Poi certo tutti noi genitori facciamo errori tremendi, è il mestiere più difficile del mondo.

Si preoccupa di limitare l’uso di smartphone e social alle ragazze?
Deva ha 18 anni, lavora e viaggia da sola, mica posso dirle di non guardare il telefono. Ora poi ha anche debuttato come attrice (nel film italiano «La Bella Estate», tratto dal romanzo di Cesare Pavese, regia di Laura Luchetti, ndr); ha deciso di prendersi un anno per lavorare e poi riprenderà gli studi più avanti. Leonie frequenta già un atelier di teatro, entrambe hanno una sensibilità artistica quindi le vedo comunque piene di interessi. È vero che usano troppo i social ma vanno anche a tremila all’ora, noi al confronto siamo dei bradipi, bisogna anche accettare che siamo due generazioni diverse e che il mondo in cui viviamo è questo. E comunque quanti adulti si vedono al ristorante che non parlano tra loro ma hanno gli occhi fissi sul cellulare?

Che effetto le ha fatto vedere Deva uscire dal nido? Un po’ di nostalgia ce l’ha?
No, sono felicissima per lei. Sta cercando la sua strada ed è bellissimo vederla spiccare il volo.

Chiede consigli alla mamma? Parliamo molto ma poi è lei che decide
Quando le figlie andranno, può pensare di tornare a vivere in Italia?
Certo, tutto è possibile. Sono molto legata all’Umbria e alle mie origini anche se ho fatto tanti viaggi, ci torno appena posso, anche solo due giorni per trovare i miei genitori. (c)

Published by Admin
November 11, 2022

Elle est la Callas sur scene. Un role qui l’emmene de la gloireа la plus amere desillusion
C’est еп se glissant dans une tenue de la cantatrice qu’elle а surmonte son trac : avant cette aventure theatrale, la James Bond girl avait gravi tous les sommets du 7е art mais n’avait jamais ose monter sur scene. Dans “Maria Callas, lettres et Memoires )), la voila seule f асе au puЬlic dans les salles les plus prestigieuses, de Londres а Broadway еп passant par le theatre du Chatelet, le 14 novembre. Monica Bellucci ressuscite la voix de се la divine” еп interpretant ses ecrits intimes. Amours tumultueuses, dechirures, vulnerabllite … La Callas comme оп пе l’avait jamais entendue.

En cette fin de rnatinee enso­leillee, quand Monica Bellucci entre dans la brasserie au decorfeutre situee au pied du theatredu Cl1atelet, tous les regards setournent vers la star qui, forte detrois decennies de carriere inter­nationale, а l ‘elegance de пе pasle rernarquer. Tailleur noir, che­rnise Ыanche, а peine rnaquillee, uniqнernent paree d’une fine bague en or, elle est aux antipodes de la Callas qu’elle incarne sur scene depuis trois ans. Ou, plutot, aux anti­podes de l’idee qн’on se fait de la diva en qui l’actrice, elle, voit avant tout une fernme.
Paris Match. Еп jouant la Callas, n’avez-vous pas l’impression de “piquer” la place de Fanny Ardant?
Monica Bellucci. Non ! Je n’aurai jarnais la pretention de prendre sa place. Je l’adore autant que je l’ad1nire. Maria Callas ins­pire les artistes les plus differentes: Fanny Ardant, donc, dans “Callas Forever”, le filrn de Zeffirelli et daпs “Master Class “, la piece de Terrence McNally, Marie Laforet dans “Master Class” aнssi, ou la diva etait presentee sous son jour le plus intransigeant. Celle qне j’incarne est la fernrne fragile, que peu de gens connaissaient. А Athenes, Marina Abrarnovic, la celebre perfoпneuse serbe, est venue rne voir sur scene alors qu’elle jouait elle aнssi un spectacle sur la Callas – que je suis allee voir, Ьien sfu, et c’etait encore autre cl1ose: tres sornbre, tres onirique.
Pourquoi Tom Volf vous a-t-il choisie, alors que vous n’aviez jamais fait de scene?

Show more …

J’ airnerais Ьiеп le savoir ! Се doit etre rnon сбtе rnediterraneen. Et puis Maria Callas est nee а New York, а passe son adolescence en Grece, а perce en Italie, а vecu en France … Cornrne rnoi, elle se seпtait partout etran­gere et parlait toнtes les langues avec unaccent. J’avoue avoir eu peur quand Тот m’a propose се spectacle, rnais les lettres ecrites par la Callas etaieпt si belles et emouvaпtes qне c;а rn’a convaincue.
Vous avez aussi convaincu le puЬlic: du Studio Marigny il у а trois ans, vous voila aujourd’hui au theatre du Chatelet avec un orchestre pour vous accompagner !
Le Studio Marigny et ses 300 places, с’ etait deja enorme ! Puis Giorgio Ferrara, directeur du festival de Spolete [Ombrie, Italie), nous а invites а venir presenter le spectacle. Mais nous n’avions pas de version en italien. II m’a retorque que cela n’avait pas d’impor­tance, que je pourrais le jouer en fran<;ais. Moi, jouer en fran<;ais en Italie? On rn’au­rait crache dessus ! Pendant le confinement, nous avons traduit les textes avec Тот. Apres Spolete, се fut le Parco della rnusica а Rome, le tl1eatre Manzoni а Milan, et enfin le theatre Carlo Goldoni а Venise. Noнs somrnes ensuite partis au Herode Atticнs, а Athenes, avec un orcl1estre: 4 ООО spectateurs par seance ! Et puis Istanbul, Londres, Monaco … Aujourd’hui Paris, dernain Los Angeles et New York. Cette production fran<;aise est devenue un succes international.
Dans la foulee, vous avez pose pour Tom Volf, egalement photographe, еп prenant pour modele Maria Callas avec ses Ьijoux, auxquels elle vouait un attachement fetichiste …
Les f ernrnes accordent une valeur syrnbo­lique aux Ьijoux qu’on leur offre. Quand elle а divorce de Giovanni Battista Meneghini, Maria Callas а decouvert qu’elle n’avait plus rien а l’exception de ses Ьijoux. Elle les considerait cornme des porte-boпheur, mais c’etaient egalement ses seuls Ьiens. Оп apprend toнt cela et Ьien plus encore dans le formidaЫe docшnentaire de Тот, “Maria Ьу Callas” [ sorti en 2017]. Pour la scene, il s ‘est attache а Maria plus qu’a Callas et c’est се qнi m’ а touchee, cette dualite entre 1′ artiste qui imposait le respect, intraпsigeante avec tout le monde а commencer par elle-meme, et la femme dont le creur etait celui d’un enfaнt. Оп а beaucoup critique s011 attitude presque hautaine quand elle parlait de son travail. Mais qнand оп la questionne sur des choses plus iнtimes, elle а uн сбtе innocent.
Comment expliquez-vous qu’elle ait ete а се point adulee par le puЬlic?
On n’ allait pas entendre la Callas, on allait la voir ! Le 1nonde de l’opera est assez elitiste, mais son aura а fait tomber les baпieres. Et <;а lui а coute cher. C’est parce qu’elle etait sensiЫe qu’on а pu la detruire emotionnelle­ment. Elle а, depuis l’age de 13 ans, consacre sa vie а son art; mais quand elle rencontre Onassis, а 35 ans, au faite de sa gloire, elle decide de laisseг s’epanouiг la femme qui est en elle et elle sacгifie раг amouг tout се qu’ elle avait construit. Au-dela de i;a, elle гeste un modele. Son engagement feminin est ргесuгsеuг. Elle s’est toujouгs battue роuг sa liberte et а toujoшs suivi son ressenti, се qui demandait un certaiн сошаgе. Elle а tout de тете voulu divoгcer а une epoque 011 c’etait interdit en Italie [le divorce n’y а ete autorise qu’a partir de 1970]. Puis il у eut la maniere dont Onassis l ‘а traitee. II 1’ а delais see pour finir par la quitter du jour au len- g demain. Tout cela а ablme la f emme, et par consequeпt l’artiste. Ces scl1emas resonneпt encore aujourd’hui et soulevent une ques1 tion que beaucoup de femmes se posent: les l1ommes savent-ils aimer comme le peut une femme?Еп 2016, vous declariez а Paris Match: “J’ai ete tres regardee, mais je пе suis pas s0re qu’on m’ait vraiment vue.” Maria Callas n’aurait-elle pas pu dire cela aussi?
i Peut-etre. 11 у а generalement chez les artistes une dualite entre l’image et la personne. Avec l’image, on cree l’illusion de quelque chose. Et derriere cette у а une personne qui se protege Ga doit etre fatigant, au quotidien …
Non. Pour mon travail, je genere une image i qui est surement une partie de moi, mais pas tout mon etre. On n’est completement soi- тете qu’avec les intimes, la famille. Avec eux, on est а nu. Et la, si quelqu’un est mal ntentionne, peut nous faire du mal parce qu’on est vulneraЫe.
Et comme la Callas, chacune а votre maniere, vous etes des icбnes …
Une icбne evoque рош moi quelque cl1ose de fige dans le temps, d’immuaЫe, alors que l’essence de mon travail, c’est le mouvement, c’est de faire des choses toujours differentes. Et le temps qui passe peпnet d’ acceder а d’ autres experiences. Le physique, qui рош nous est un instrument, change et nous ouvre d’ autres rбles. Prenez mon personnage dans “Memoire meurtriere” avec Liam Neeson [sur Prime Video]: une femme d’affaires calcu­latrice jusqu’a l’exces, prete а tout pour proteger son fils et surtout son apparence. Pour cela, j’ai accentue mes cernes, pris 1ш peu de poids … Autant de choses que j’aurais eu plus de mal а faire а 20 ans.
Alors peut-etre pas vous, mais Maria Callas demeure aux yeux de tous une iсбпе, comme Marilyn Monroe. Une iсбпе serait-elle condam­nee а etre malheureuse? Une icбne se represente souvent en tragedienne. Pas toujours. C’est une question d’epoque, aussi. Dans les annees 19 50-1960, le statut des femmes n’avait rien а voir avec aujourd’hui. Prenez Anita Ekberg, devoree par sa propre image iconique, juste­ment, dans “La dolce vita” … J’evoque son histoire dans “The Girl iн the Fountaiн”, le documeпtaire d ‘Antongiulio Panizzi presente au Festival Lшniere а Lyon. Се projet m’a ete propose en тете temps que celui sur Maria Callas, et с’ est trouЬlant car ces deux artistes representent une periode precise 011 les femmes commeni;aient а peine а prendre leur independance. Callas et Ekberg, chacune а sa maniere, ont рауе le prix fort роuг cette libeгte. А cette epoque, la carriere etait liee а l’age. Apres l’explosion а vos 20 ou 30 ans, passe 40, vous aviez beau etre belle et avoir du taleпt, c’etait fini.
11 у а encore peu, оп disait que, passe 50 ans, les actrices acqueraient un superpouvoir: l’invisibllite !
C’est vrai. J’en parlais encore l’autre jour avec Toni Collette, avec qui je viens de tour­ner “MafiaMarnma” de Catherine Hardwicke. Deux femmes mfues en tete d’afficl1e d’une comedie autour de la mafia … с’ est nouveau ! Et il ne faut pas ouЬlier que si c’est possiЫe, с’ est en partie grace а des f emmes comme Maria Callas et Anita Ekberg, qui ont ouvert la voie а се qu’on est aujourd’hui.
Се qui est rassurant pour vos filles, et plus particulierement pour Deva, qui, а 18 ans, perce dans le mannequinat …
Elles arrivent dans un monde oй les femmes s’expriment davantage. Et се monde est aussi positif pour les l1ommes, саг ils peuvent enfin se liberer de tous les diktats sociaux dans lesquels ils sont enfermes depuis toujours : etre dur, payer le restaurant, assшer 1′ econo­mie du foyer … <;а commence des l’enfance: vous n’ avez pas le droit de pleurer sinon vous n’ etes pas un homme, de jouer а la poupee sinon vous etes une fille. Aujourd’hui, les hommes peuvent changer la couche d’un ЬеЬе et une f emme peut etre pilote de ligne ! Оп entre dans votre univers, vous pouvez entrer dans le nбtre et, ainsi, оп peut enfin collaborer. La liberation des femmes equivaut aussi а celle des hommes

Published by Admin
November 4, 2022

CINÉMA, 03 NOVEMBRE 2022

On a souvent dit de Monica Bellucci qu’elle est l’une des femmes les plus belles au monde, voire la plus belle. Mais l’Italienne sculpturale, véritable torrent de glamour méditerranéen et de sensualité, ne s’est jamais laissée enfermer dans la cage dorée de ces sublimes atours. Depuis ses débuts dans les années 90, l’ex-mannequin n’a eu de cesse de démontrer sa profondeur, sa curiosité et sa capacité à émouvoir dans un large spectre cinématographique. L’actrice excelle autant dans des films populaires (Astérix et Obélix : Mission CléopâtreLe Pacte des loups) et dans des films d’auteurs (Irréversible de Gaspar Noé, Dobermann de Jan Kounen) que dans des succès internationaux (la saga MatrixLa Passion du Christ de Mel Gibson). Celle qui a été James Bond Girl à 50 ans (dans 007 Spectre) et a tourné pour Bertrand Blier, Terry Gilliam, Kim Chapiron, Emir Kusturica, Philippe Garrel, Spike Lee et Francis Ford Coppola, se retrouve à 58 ans au cœur de deux projets qui lui ressemblent. Deux aventures ambitieuses et iconoclastes qui mettent en lumière les faces cachées de deux icônes : la sensuelle Anita Ekberg et La Callas. Elle incarne la première au théâtre du Châtelet le 14 novembre dans le spectacle Maria Callas, Lettres & Mémoires, et la deuxième dans le documentaire The Girl in the Fountain qui sera bientôt montré dans des festivals de cinéma.propos recueillis par Violaine Schütz .

Monica Bellucci par Tom Volf

Numéro : Vous interpréterez Maria Callas, Lettres & Mémoires au théâtre du Châtelet (à Paris) le 14 novembre 2022, un spectacle que vous défendez depuis 2019 sur les planches. Qu’est-ce qui vous séduit le plus dans ce projet ?

Monica Bellucci : J’avais envie de partager l’émotion si forte que j’ai ressentie en lisant ce texte, Maria Callas, Lettres et Mémoires, édité par le réalisateur, auteur et photographe Tom Volf, qui a conçu ce spectacle. J’étais si touchée par cette femme, son parcours et sa dualité. Elle possédait un côté très star, diva, et une autre facette privée et sensible que l’on connaît moins. C’est ce contraste qui m’a passionné et m’a donné envie d’interpréter ses Lettres & Mémoires. Au théâtre, on représente Maria, pas La Callas. Quand j’ai joué ce spectacle pour la première fois au théâtre Marigny en 2019, à Paris, je ne pensais pas qu’on tournerait à l’international et que cela prendrait une telle ampleur. On est allé en Italie, à Istanbul, à Londres, au Portugal et en Grèce avec ce projet. Là, on revient à Paris avec une version symphonique, puis on ira à New York et à Los Angeles. Ça veut dire que ses Lettres & Mémoires et Maria Callas parlent à beaucoup de gens et les inspirent.

Show more ...
Qu’est-ce que vous fascine particulièrement chez Maria Callas ?

Maria Callas est encore bien vivante avec ses disques, car c’est l’une des plus grandes voix qui ait existé, mais aussi par sa personnalité. Les gens n’allaient pas seulement écouter la cantatrice chanter. Ils allaient aussi voir la femme. L’artiste était immense mais sa personnalité fascine également. Elle a eu un parcours assez exceptionnel. Elle était très courageuse dans son art. Elle a toujours suivi son cœur et son instinct. Elle a sacrifié toute son enfance pour son travail et sa jeunesse, en étudiant énormément. Et quand elle a rencontré Aristote Onassis, elle a sacrifié tout ce qu’elle avait construit par amour. Car elle vivait enfin sa vie de femme qu’elle n’avait jamais vécue jusqu’à alors. C’est une femme qui est morte de tristesse, de chagrin, d’amour [elle est décédée d’une embolie pulmonaire en 1977, à l’âge de 53 ans, avec sur sa table de chevet, des comprimés de Mandrax, un hypnotique dont qu’elle aurait pu consommer en trop forte dose, ndlr.] 

On la voyait pourtant comme une diva, avec un côté un peu dur…

Ce qui est incroyable, c’est que quand on voit ses interviews à la télévision, elle semble si sûre d’elle lorsqu’elle parle de son travail et de la musique. On dirait que c’est une femme qui connaît bien la vie et que personne ne peut perturber. Alors que dans l’intimité, c’était quelqu’un d’ultra sensible, avec une capacité à percevoir les choses si intense que cela la rendait extrêmement fragile. Elle avait aussi un côté enfantin car c’était une femme qui n’a pas vécu. Elle a toujours travaillé, depuis toute petite. Elle n’avait pas vraiment d’expérience par rapport aux hommes, à la vie.

Monica Bellucci par Julien Benhamou

Comment parvenez-vous à entrer dans la peau de Maria Callas dans Lettres & Mémoires ?

Je porte une robe ayant appartenu à Maria [prêtée par la collection italienne My private Callas et restée à l’abri des regards pendant 60 ans, ndlr], ce qui m’a aidé à entrer dans sa peau. J’étais très émue la première fois que je l’ai enfilée. Et puis il y a un décor intimiste avec une réplique du canapé qu’elle avait chez elle, à Paris et un gramophone sur scène ainsi que la musique de l’orchestre qui me porte. Elle rentre le sang. 

Y-a-t-il une phrase qui vous bouleverse dans ces Lettres & Mémoires ?

Maria Callas me touche beaucoup quand elle parle de son travail et qu’elle dit : “Chanter, pour moi, n’est pas un acte d’orgueil, mais seulement une tentative d’élévation vers des Cieux où tout n’est qu’harmonie.” Elle ne chantait pas pour avoir du succès mais pour être connectée à quelque chose de plus grand dans une forme de transcendance. Et c’est la même chose pour les sentiments. Elle a le même rapport à la passion amoureuse que celui qu’elle entretient avec la musique. C’est une tragédienne naturelle. Je crois surtout que La Callas inspire toutes les femmes. Je parlais justement il y a peu de temps avec une copine à moi qui me demandait : “Tu crois que les hommes aiment autant la Callas que les femmes ?”. Elle avait une telle capacité d’aimer…

Maria Callas était aussi actrice…
Oui, elle n’a tourné qu’un seul film mais il était sublime : Médée (1969) de Pier Paolo Pasolini. Elle apparaît ultra moderne dedans alors qu’elle venait de la représentation théâtrale. Elle n’est pas dans l’exagération, mais va vers l’essentiel. Quand on regarde ce film aujourd’hui, c’est encore très beau. Maria Callas était aussi une interprète exceptionnelle quand elle chantait. Elle s’imprégnait vraiment de ses rôles dans chacun des opéras qu’elle a fait. 

Angelina Jolie a été choisie pour incarner La Callas au cinéma dans un biopic de Pablo Larraín. Que pensez-vous de ce choix ?

Elle va être magnifique, d’autant plus que physiquement, il y a vraiment une ressemblance. Avec le maquillage, les similitudes peuvent s’avérer troublantes.

Monica Bellucci par Julien Benhamou

Êtes-vous une grande fan d’opéra ?

Je viens d’Italie alors j’ai vu des opéras. Ce qui est drôle c’est que j’ai joué le rôle d’une cantatrice dans la série Mozart in The Jungle [qui a été diffusée sur Amazon Prime Video de 2014 à 2018, ndlr]. Et pour me préparer, j’avais lu et regardé beaucoup de choses sur les chanteuses d’opéra, leurs manières de se tenir et de travailler, et notamment sur la Callas. À l’époque, je ne savais pas du tout que j’allais interpréter ses lettres sur scène. C’était peut-être un signe du destin. Le destin imprévisible…

Avez-vous des points communs avec Maria Callas ?

Oui, je crois. Tom Volf a pensé à moi pour la nature méditerranéenne qu’on a en commun. Elle est née à New York, elle a vécu en Grèce à un certain moment de sa vie puis sa carrière a explosé en Italie et enfin, elle est venue à Paris. Elle se sentait un peu étrangère partout. Et c’est quelque chose que je ressens aussi parfois. J’ai également ce côté “gitane”. En plus, comme moi, elle parlait toutes les langues avec un accent. 

Dans le documentaire The Girl in the Fountain, qui a été présenté au Festival Lumière en octobre dernier, vous jouez Anita Ekberg, l’actrice suédoise mythique de La dolce vita (1960). Existe-t-il des liens entre elles, La Callas, vous et toutes les femmes artistes ? 

C’est drôle que les deux projets sortent presque en même temps parce qu’en effet, il existe des liens entre elles. Ce sont deux femmes indépendantes, libres, pionnières, qui arrivent en Italie à une époque bien précise. C’est le moment où les femmes artistes commencent à être indépendantes par rapport au star-système. Anita et Maria ont payé très cher cet esprit d’indépendance, pros pour de l’arrogance et leur franc-parler, car l’époque n’était pas prête à l’accepter ça. Elles ont fait école, et nous, les femmes d’aujourd’hui, on a beaucoup appris grâce à elles. Maria Callas voulait divorcer au moment où la loi ne le permettait pas en Italie. Et elle n’avait pas de poil sur la langue comme le dit une expression italienne. Elle parlait aux hommes d’une façon que beaucoup d’entre eux ne toléraient pas. Quant à Anita, elle a débarqué en Italie comme une tornade. Dans une atmosphère très domestique, alors que les femmes étaient cantonnées à leur foyer et à leur cuisine, sans reconnaissance sociale, elle achetait ses voitures, ses maisons, sortait la nuit. Du coup, elle était regardée avec curiosité, mais elle représentait aussi un danger pour la société des années 50 et 60. 

Monica Bellucci par Julien Benhamou

Dans une interview accordée à France Inter il y a quelques jours, vous disiez que la beauté d’Anita Ekberg ressemblait à une Ferrari qu’elle n’arrivait pas toujours à conduire et qui la dépassait. En tant qu’ex-mannequin, avez-vous ressenti la même chose en débutant dans le cinéma ?

Oui. Le problème quand on est jolie, c’est que ça peut devenir comme une cage qui nous fige dans une image. Il ne faut pas du tout en parler comme d’une torture, loin de là. Mais le temps aide énormément (rires). Il faut attendre, ça ne dure pas, un autre physique se met en place et ouvre d’autres possibilités, d’autres rôles. Moi j’ai joué de tout ça. J’ai mis mon corps au service de mes rôles, comme un instrument de travail. Que ce soit dans IrréversibleMalèna ou La Passion du Christ, mon physique faisait partie du personnage. Aujourd’hui, avec un nouveau physique, j’ai accès à des rôles différents. Avec un peu de maquillage et en grossissant un peu, je peux par exemple incarner une femme de pouvoir prête à tout pour protéger son statut (et son fils qui a de terribles déviations), dans le thriller Memory aux côtés de Liam Neeson, sorti en juillet dernier. On a pas besoin de beaucoup de choses pour se transformer.

L’une de vos deux filles, Deva Cassel, est mannequin et elle fera bientôt ses premiers pas au cinéma. Comment voyez-vous sa volonté de faire carrière dans l’industrie du spectacle ?

Deva, qui a 18 ans, a en effet débuté dans la mode et vient de tourner son premier film en Italie, en langue italienne. Et ma fille Léonie, qui a 12 ans et demi, prend des cours de théâtre et adore ça. Je suis très heureuse que mes deux filles aient déjà, très jeunes, des passions, et qu’elles possèdent une fibre artistique. Je suis contente que quelque chose leur plaise à côté de l’école et je veux les aider et les soutenir dans ses passions autant que possible. Après, elles prendront la route qu’elles désirent.

“Maria Callas, Lettres & Mémoires”, spectacle conçu et mis en scène par Tom Volf au théâtre du Châtelet (à Paris) le 14 novembre 2002. Le documentaire “The Girl in the Fountain” (2021) d’Antongiulio Panizzi sera diffusé dans plusieurs festivals et évènements prochainement. (c)

Published by Admin
October 27, 2022

NELLA CASA del Quartiere latino, tra gatti e amiche delle figlie, Monica Bellucci racconta della immutata passione per cinema e teatro, dei film in uscita e dell’amata Maria Callas che interpreta di nuovo a Parigi, New York e LosAngeles, per poi aggiungere, con la più grande calma, «potrei smettere anche domani». Sua figlia maggiore il giorno prima ha festeggiato i 18 anni, e la diva accoglie Style in soggiorno con un caffè e un nuovo motivo di fascino: il distacco dalla carriera. L’impegno e la curiosità restano, immutati. Ma tra arte e realtà, tra l’istinto di evadere grazie alla cinepresa e il ritorno con i piedi per terra per prendersi cura di Deva e Léonie (12 anni), non ha dubbi. «Io sono il risultato del mio sogno» dirà. «Ma se devo scegliere tra assentarmi per il lavoro e stare con le mie figlie, oggi scelgo le figlie, senza pensarci un istante». I film continua a farli per il piacere, non per smania o ossessione. Chic.

Monica Bellucci Style Magazine Italia 001
Monica Bellucci Style Magazine Italia 003
Monica Bellucci Style Magazine Italia 004
2022 iMonica Bellucci Style Magazine 06
Monica Bellucci Style Magazine Italia 007
Monica Bellucci Style Magazine Italia 008
Monica Bellucci Style Magazine Italia 010
previous arrow
next arrow
Monica Bellucci Style Magazine Italia 001
Monica Bellucci Style Magazine Italia 003
Monica Bellucci Style Magazine Italia 004
2022 iMonica Bellucci Style Magazine 06
Monica Bellucci Style Magazine Italia 007
Monica Bellucci Style Magazine Italia 008
Monica Bellucci Style Magazine Italia 010
previous arrow
next arrow

Abiti, Dolce&Gabbana. Foto: Laurent Humbert. Styling: Cécile Martin

Siccità, per esempio, il filmdi Paolo Virzì che racconta una Roma senz’acqua. Perché lo ha scelto? È stato bello ritrovare Paolo 16 anni dopo la mia partecipazione in N (Io e Napoleone), e mi è piaciuta la parte che ha pensato per me in Siccità: un’attrice che nonostante la catastrofe e la fine imminente vola leggera, in un certo senso vuole che la morte la colga viva. «Se dobbiamo morire, meglio morire ubriachi» dice. E così riesce a sedurre un uomo tutto d’un pezzo, bravo marito e bravo padre, che per lei perde la testa. Mi sono divertita.

Show more …
Il filmdi Virzì immagina una siccità che dura per tre anni, una catastrofe ambientale. È una questione che la preoccupa? Naturalmente, mi angoscia parecchio. Sento questa impossibilità di muovermi, di prendere decisioni, come se ci fosse qualcosa più grande di noi che ci toglie il futuro. Proprio per questo c’è ancora più bisogno di arte, di bellezza, di poesia, di fuga dalla realtà.
Nella vita di tutti i giorni lei è pronta a fare i piccoli sacrifici che i governi stanno chiedendo a tutti i cittadini?Monica Bellucci spegne le luci, per esempio? Certamente, ma era così già da prima. Credo, spero, che certi comportamenti siano ormai automatici, dati per scontati. Con la crisi energetica dobbiamo essere ancora più diligenti, non possiamo consumare più del necessario. Non è un bel periodo, non vorrei essere un presidente in questa fase.
Lei recita inDiabolik 2 e 3 dei fratelliManetti e prima ha fatto Cleopatra in Asterix, ha recitato inDobermann, ha fatto la Bond girl e ha la parte di Persefone inMatrix. Le piacciono i grandi personaggi pop? Il mondo del fumetto mi ha sempre affascinato, da ragazzina li leggevo tutti, Diabolik era tra i miei preferiti. Mi piace raccontare la realtà attraverso la metafora. Quando ho visto il primo Matrix, sono uscita dal cinema e mi sono detta «questo film è incredibile, voglio recitare in un film così». Poi la vita ha voluto che avessi l’opportunità di fare il provino a LosAngeles e mi sono ritrovata in quel progetto.
Qualche anno fa è stata protagonista di Sulla via lattea di Emir Kusturica, una grande storia di amore e guerra. Le sue scelte sonomolto eclettiche. È un modo per vivere tante vite. Ho recitato in serbo, mi sono confrontata con una cultura che altrimenti non avrei conosciuto. Ma ho parlato anche il farsi nel film La stagione dei rinoceronti del regista iraniano Bahman Ghobadi, oppure sono diventata bionda comeAnita Ekberg in The Girl in the Fountain diAntongiulio Panizzi. Certe volte mi dico che se non avessi fatto questo lavoro, quello che ho sempre sognato sin da bambina, non avrei avuto accesso a tutto questo. Mi ritrovo in progetti strani, diversi, anche questa è una delle cose belle del mestiere di attrice. Ho una passione enorme per il mio lavoro ma oggi potrei anche rallentare il ritmo.
Perché?Adoro quello che faccio, ma al tempo stesso sento che ho sviluppato una certa distanza. Forse perché ho due figlie e istintivamente sento che sono loro ad avere la priorità.Anni fa, invece, quando loro non c’erano, il lavoro si prendeva tutto. Ora non è più così.Anche se la passione è intatta.
Forse è la condizione ideale: l’amore per il cinema resta,ma senza stress e ansia da competizione. Il mio motore è sempre stata la curiosità, e poi sono sempre stata un po’ un ibrido. Faccio cinema ma vengo dal mondo della moda, sono italiana ma non ho mai fatto parte del giro italiano, vivo in Francia ma non sono francese. È come se fossi sempre una straniera ovunque, in ogni situazione.
Straniera ovunque è una condizione che si è scelta? È capitato per caso, il mio stile di vita un po’ gitano è cominciato ancora al liceo, quando facevo la modella e lasciavo la scuola a Città di Castello per la Settimana della moda a Milano, per Parigi, New York. Ero appassionata di fotografia, da ragazzina mi compravo i libri dei grandi fotografi con i quali poi ho lavorato. Io sono il risultato del mio sogno.
Lo dice ancora con una certa incredulità. Sì, perché mi rendo conto della fortuna che ho avuto. E ancora di più volevo fare l’attrice.Acominciare da quando guardavo i film in televisione, la sera con i miei genitori. La mia generazione ha avuto l’opportunità di avere accesso alla cultura cinematografica grazie alla tv.
Che filmguardava? I grandi classici, i film di Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Marcel Carné, François Truffaut…Oggi è diverso, i ragazzi hanno un’offerta sterminata ma poi non sanno chi sia stataAnita Ekberg. Oppure, come mia figlia, guardano i film sul telefonino, facendomi impazzire. Ma per altre cose i nostri figli sono molto più avanti e tanto più veloci di noi.
Il fatto di essere riuscita a fare quello che sognava, nella vita, le ha dato sicurezza nell’affrontare ilmondo? No, la sicurezza non c’è mai.Ancora oggi tremo prima di salire in scena a teatro, ogni volta.
Perché ha scelto di interpretareMaria
Callas?
Il regista TomWolf era seduto proprio al suo posto, su questo divano, una sera, e mi ha fatto leggere due delle lettere della Callas. Impossibile dire di no. Erano lettere straordinarie, struggenti, di una donna morta per amore. L’amore che provava per Aristotele Onassis, l’amore che non ha potuto dare ai figli mai avuti, l’amore che non ha ricevuto dalla madre e dalla sorella. Era una donna acclamata e trionfante in pubblico ma tristissima nel privato. Ecco perché è importante sognare, volare, ma poi tornare con i piedi per terra. Toccare la materia. Dopo l’apparenza tornare alla realtà, alle mie figlie.
Nell’episodio della serieDix pour Cent (Chiami ilmio agente! serie Netflix, ndr) lei cerca l’amore di un uomo normale… Ma non ho mai avuto una storia con il mio agente (ride).
In quella serie lei recita se stessa, una diva che accetta di prendersi un po’ in giro. Ma no…
Oggi le dive non esistono più.

Published by Admin
October 24, 2022

Published by Admin
October 21, 2022
September 29, 2022

@THOMAS VOLLAIRE

Elle ne s’est pas laissée brûler par l’amour comme la Callas qu’elle campe sur scène*, ni dévorer par son image, comme la Anita Ekberg qu’elle incarne à l’écran*. A 58 ans, la plus aimée des actrices italiennes a su prendre une distance sur les choses de la vie. Trouver ce recul qui apaise. – PAR JEANNE BORDES

On la rencontre à Paris, là où elle vit une grande partie de l’année, quand elle n’est pas à Rome. C’est l’heure d’un « petit cappuccino avec lait d’amande », accompagné d’une sucrerie sans gluten. Juste après un cours de Pilates. Face à cette « longue dame brune », comme le chanterait Barbara, dont la beauté, saluée par tous, envoûte, on sent quelque chose de puissant, de terriblement ancré. Derrière la douceur de la voix qui enrobe, une force émane de Monica Bellucci, une détermination qui, par exemple, l’a immédiatement poussée à dire « Oui » à Tom Volf quand il lui a proposé d’interpréter Lettres & Mémoires de Maria Callas sur scène, alors qu’elle n’avait jamais fait de théâtre…

GALA : Vous n’avez pas eu le trac, Monica ?
MONICA BELLUCCI :
 Bien sûr. Et je l’ai encore. D’autant que je joue cette pièce en italien, en français en anglais, on a fait une tournée internationale qui est passée par Istanbul, Rome, Milan, Venise, Londres, Monaco… Là, on revient à Paris, puis ce sera New York et Los Angeles. Mais j’ai tout de suite eu envie d’incarner cette Callas de Tom Volf. Pas la diva intransigeante mais la femme secrète, intime, qui est morte d’amour.

GALA : Qu’y a-t-il de vous dans cette artiste qui se laisse dévorer par les sentiments ?
M. B :
 Elle touche le cœur de toutes les femmes, je crois. En tout cas le mien. Une copine à moi me disait récemment : « Tu crois que les hommes aiment comme ça ? Qu’ils sont capables de mourir d’amour ? »

GALA : Ou capables d’écrire, comme elle le fait à Onassis, « Je suis à toi – fais de moi ce que tu voudras. » Avez-vous déjà écrit, dit ou même pensé ce genre de phrase ?
M. B 
: Avoir une telle soumission à l’amour ? Je pense que oui. Après, quand on a des enfants, aucun homme ne peut plus prendre cette place dans votre cœur. On peut bien sûr aimer un homme entièrement, avec tout son être, mais vraiment tout son être, mais l’amour que l’on donne à ses enfants est encore plus grand.

GALA : Vous avez d’ailleurs dit un jour que vos filles, Deva et Léonie, étaient les réponses à toutes vos questions.
M. B. 
: (Elle sourit) Oui. En dépit d’une vie de voyages, d’émotions, de rencontres, de tout, c’est l’expérience suprême. Peut-être est-ce parce que je les ai eues tard, – ma première fille à 40 ans et la deuxième à 44 et demi –, que j’ai vécu leurs naissances aussi intensément…

“Je ne veux pas être une mère qui enferme”

GALA : Vous pensez qu’avoir un enfant peut sauver de tout ?
M. B
. : Non. Ce serait une trop grande responsabilité à leur faire porter. Mais personnellement, ça m’a ancrée en quelque chose de très fort et de très beau. Après, je ne veux pas être une mère qui enferme, au contraire, je suis heureuse de les voir s’envoler.

GALA : Votre benjamine, Léonie, a 12 ans et demi, elle est encore avec vous pour longtemps, mais avez-vous l’angoisse du « nid vide » ?
M. B. 
: Non. D’une part parce qu’on n’a jamais eu de vie très quotidienne, dans le sens où on a beaucoup voyagé, il n’y avait donc pas cette routine que l’on peut craindre de perdre. Et puis les enfants sont toujours là, même s’ils ne le sont plus physiquement.

GALA : Vous avez mené une vie de nomade, en effet. Vous avez vécu dans plusieurs pays. Vous sentez-vous étrangère partout, même en Italie ?
M. B.
 : Un peu, oui. Je suis italienne mais je ne vis pas là-bas. Et dès l’âge de16/17 ans, j’ai travaillé et voyagé. Mon métier m’a fait voler. Et mes enfants m’ont remis les pieds sur terre.

GALA : Deva a 18 ans. Elle a commencé une carrière de mannequin. Vous reconnaissez-vous en elle ?
M. B.
 : Les enfants d’aujourd’hui vont beaucoup plus vite que nous. Ils ont une maturité déjà affirmée. Et n’ont pas peur de parler de leur sensibilité, de dire ce qui les fragilise, et je trouve ça formidable. Nous, on n’osait pas au même âge.

GALA : Pour revenir à la Callas, elle parle beaucoup de l’âme qui, avec les années, « se consume, et l’énergie aussi ». Vous sentez-vous également plus fragile Monica avec le temps ?
M. B. 
: Non. Je me sens beaucoup plus forte. C’est compliqué la maturité pour une femme, on s’approche de la mort, on n’a pas envie, parce que la vie est belle malgré toutes ses difficultés, on veut vieillir au moins en bonne santé – et moi j’ai encore deux filles qui ont besoin de leur mère –, mais le temps qui passe vous fait acquérir une distance avec les choses. Je veux dire que, même si j’adore, si j’ai une passion pour mon travail et que je mesure la chance que j’ai de pouvoir continuer, je pourrais m’arrêter demain. Dire : « Merci pour tout ce que j’ai eu, c’est magnifique ! », et prendre du temps pour moi. Parce que je réalise que, dans ma vie, j’ai beaucoup donné à mon travail. Je me suis laissée envoûter par lui et c’était formidable, toutes les expériences belles ou mauvaises que j’ai vécues m’ont enrichie, mais aujourd’hui je pourrais envisager de faire juste des petites choses par ci par là, bien choisies.

GALA : Avez-vous parfois eu le sentiment de n’être qu’un trophée pour les autres, pour les hommes notamment ?
M. B. 
: C’est le dilemme de tous les gens qui ont une image publique. Que ce soit en amour comme en amitié. Mais si on doit vivre avec cette interrogation, on meurt ! Et puis, avec l’expérience, on apprend, d’une part, à faire le tri et, d’autre part, que personne n’est tout noir ou tout blanc. On prend de la distance. Sinon chaque expérience douloureuse te durcit et tu perds ce rapport de douceur avec l’existence qui, selon moi, est si important.

GALA : Avez-vous été dans la colère ?
M. B.
 : Non, la colère n’a jamais été mon moteur. Mais j’ai été quelqu’un d’agité. Ne serait-ce qu’à cause de ma vie qui l’était, de mon parcours atypique, du fait de n’appartenir à aucune famille : de Kusturica à Wachowski, en passant par Gaspar Noé ou Tornatore, j’ai fait le choix d’aller là où je voulais. Mais aujourd’hui j’ai envie de mettre le frein.

GALA : À présent les femmes osent parler de choses du féminin qui ont longtemps été taboues : une BD va sortir qui s’appelle Si les hommes avaient leurs règles, Isabella Rossellini vante les joies de la ménopause, Virginie Despentes revendique son féminisme de façon crue… Où vous placez-vous ?
M. B.
 : Virginie Despentes, elle y va ! « Bella roc » ! Et elle a raison. Pourquoi pas ? C’est beau qu’une femme ait le courage de parler cru ! Mais il y a plein de manières de faire les choses, il y a des guerres ouvertes, et des guerres silencieuses qui sont tout aussi puissantes… (elle sourit).

GALA : Avez-vous renoncé à certains rêves pour être là où vous êtes aujourd’hui ?
M. B.
 : Faire des choix, c’est forcément renoncer, mais je n’ai jamais regretté ceux que j’ai faits. Et, à la fin, même si j’espère qu’elle est encore très, très loin, ma vie a eu bien sûr des hauts et des bas, mais si je fais les comptes jusqu’à maintenant, je me dis que… j’ai reçu beaucoup. Je ne sais pas ce qui m’attend encore mais je suis heureuse d’être là où je suis.

GALA : Croyez-vous au destin ?
M. B.
 : Non. Il peut y avoir des moments de grâce mais je ne crois pas que les choses soient écrites. On les écrit soi-même.

GALA : Vous seriez capable de vieillir seule ?
M. B. 
: C’est quand on a compris que l’on peut vivre seul que l’on est prêt à vivre avec un autre, non ? Et moi je sais très bien vivre avec moi-même ! Quant à ma vie privée, je n’en parle pas.

GALA : Redoutez-vous ce moment où les hommes ne se retourneront plus sur vous, ce sentiment qu’ont beaucoup de femmes vers l’âge de 60 ans d’être devenues invisibles, de ne plus être regardées ?
M. B.
 : Je l’ai été suffisamment, merci beaucoup, c’est bien comme ça. Je ne recherche plus ce regard-là. À partir d’un certain âge, on est dans une autre énergie. Que ce soit dans le travail ou dans la relation à l’autre. Mes priorités ont changé, ce que j’attends d’un homme aussi. Jeune, je cherchais une forme de combat dans l’amour, aujourd’hui, je préfère la complicité. J’ai besoin de sérénité dans ce que je vis.

GALA : Vous vous projetez grand-mère ?
M. B.
 : Oui. Si ça ne tenait qu’à moi j’adorerais même maintenant ! (Elle rit) Mais, pour ma fille, j’espère qu’elle va attendre un peu !

*Lettres & mémoires de Maria Callas les 14 et 15 novembre au Théâtre du Châtelet, à Paris. Le 21 et 22 octobre, elle sera au Festival Lumière, à Lyon, avec The Girl in the Fountain, documentaire autour d’Anita Ekberg d’Antongiulio Panizzi. Et dans le thriller Memory avec Liam Neeson, sur Amazon Prime. Cet entretien est à retrouver dans Gala N°1529, disponible depuis jeudi 29 septembre.

Published by Admin